Cronaca

Coronavirus, il problema dei pazienti in dialisi. Malberti: 'Altissimo rischio di infezione'

Alcune persone, grazie all’innovazione tecnologica, riescono ad effettuare la dialisi a casa, ma non è adatta a tutti i pazienti dato che ne esistono due tipi: l’emodialisi (prelievo del sangue) e peritoneale, che prevede l’utilizzo di una sottile membrana che riveste internamente la cavità addominale.

“Nell’ospedale di Cremona su 180 pazienti in dialisi 27 hanno l’infezione, per cui l’incidenza è del 14% e negli altri centri lombardi del 10%”. E’ quanto Fabio Malberti, direttore di Nefrologia presso l’ospedale di Cremona, ha dichiarato a Repubblica, prima di fare un confronto: “In Cina l’incidenza dei pazienti in dialisi con infezione da Coronavirus era del 16% mentre da un’indagine condotta in Italia circa 15 giorni fa, l’incidenza era al di sotto del 2%, in Lombardia al 7%”.

“Nel nostro ospedale – racconta poi Malberti – abbiamo solo 500 posti letto e dal 21 febbraio al 20 marzo sono stati ricoverati 1.800 pazienti Covid. Era insostenibile e quindi abbiamo scelto di ricoverare solo i pazienti che richiedevano supporto di ossigeno. Perciò, quelli in dialisi venivano messi in quarantena e curati a casa ma dovevano recarsi comunque a fare dialisi in ospedale”.

I pazienti che soffrono di insufficienza renale cronica e sono in dialisi, secondo le stime riportate dal quotidiano, sono circa 45mila (di cui 4.500 fanno dialisi peritoneale a casa) a cui si aggiungono altri 27mila pazienti trapiantati di rene. Malberti spiega che, subito dopo aver registrato il primo caso a Codogno, “in Lombardia è partita subito la sorveglianza per decidere come muoversi in questa situazione di emergenza e abbiamo costruito dei percorsi di prevenzione per i pazienti dializzati”.

Alcune persone, grazie all’innovazione tecnologica, riescono ad effettuare la dialisi a casa, ma non è adatta a tutti i pazienti dato che ne esistono due tipi: l’emodialisi (prelievo del sangue) e peritoneale, che prevede l’utilizzo di una sottile membrana che riveste internamente la cavità addominale. Sempre il Direttore di Nefrologia di Cremona spiega: “I pazienti in dialisi vengono tre volte a settimana a fare il trattamento e noi siamo un ospedale Covid per cui c’è un altissimo rischio di infezione perché l’area è ad alta incidenza. E’ impossibile che i pazienti in dialisi non siano colpiti perché vengono trasportati insieme, stazionano nelle sale d’aspetto ed entrano nelle stanze di dialisi dove ci sono 3-4 letti”.

“In molti ospedali – conclude Malberti – sono state organizzate delle sale per la dialisi dedicate solo ai pazienti Covid che devono indossare un camice, la mascherina chirurgica e i guanti. Inoltre, ora vengono trasportati da casa singolarmente e dopo il mezzo di trasporto viene sanificato. Prima di entrare in sala dialisi, poi, vengono valutati dall’infermiera che misura la temperatura, controlla i sintomi e se viene considerato a rischio viene fatto il tampone per cui è più facile trovare il paziente positivo e isolarlo”.

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