San Giovanni: a Villa Medici la
mostra sul rapporto uomo-natura
Nella Villa Medici del Vascello a San Giovanni in Croce, si terrà la mostra dal titolo Quel dolce e flebile sentire… da ramo spoglio a icona sacra. L’esposizione, a cura di Nicoletta Biglietti, sarà aperta dal 2 marzo al 4 maggio. Si tratta di un viaggio nella natura libera e incontaminata, in cui l’artista Sara d’Avola esplora, cataloga e documenta il paesaggio con un orizzonte libero e introspettivo.
“Il 2 marzo, oltre a essere la data di inaugurazione dell’esposizione, sarà anche la data di riapertura al pubblico di Villa Medici del Vascello dopo la pausa invernale”, commenta il sindaco di San Giovanni in Croce, Pierguido Asinari. Aggiunge poi: “Che il rapporto tra arte, uomo e natura sia spesso al centro di appuntamenti partecipatissimi a Villa Medici del Vascello – oltre che sempre più imprese siano al nostro fianco per supportare le nostre attività – dimostra quanto il sentire comune sia sensibile all’esigenza di trovare un nuovo equilibrio tra uomo e natura.”
La mostra intende perseguire tre obiettivi principali: sensibilizzare sul tema della sostenibilità ambientale e sulla protezione della biodiversità vegetale; proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre, come sancito dal punto 15 degli Obiettivi di sviluppo sostenibile; infine, valorizzare il Parco di Villa Medici del Vascello con la realizzazione di due opere site-specific ispirate alle specie arboree presenti nel Parco del complesso Sangiovannese.
Come afferma Laura Nardi, coordinatrice delle attività della Villa: “il rapporto tra uomo e natura è uno dei grandi temi intorno a cui gravitano le attività di Villa Medici del Vascello il cui parco, di dodici ettari, venne progettato come parco all’inglese pronto a stupire i propri ospiti nel XIX secolo, per poi essere abbandonato nel corso del ‘900. L’assenza dell’uomo ha fatto sì che la natura ristabilisse i propri equilibri, riprendendosi gli spazi secondo le proprie esigenze e ricreando un habitat boschivo che è un unicum nel cuore della Pianura padana.”
La mostra ospiterà, oltre alle due opere site-specific allestite nel Tempio delle Nereidi situato nel parco della Villa, 22 opere appartenenti alla serie Anime della Foresta, un progetto di Sara D’Avola del 2018, che si propone di rendere manifesto l’ancestrale rapporto tra uomo e natura, presentando dei totem dell’inconscio. “Il mio non vuole essere un mero gioco di post-produzione fotografica – afferma l’artista – ma un desiderio volto a far emergere il dialogo costante tra la natura e ciò che piano piano la sta soffocando. Un modo, il mio, per dare voce a ciò che non ne possiede una. O meglio, verso ciò che una voce, a modo suo, la possiede, ma, troppo spesso, non viene ascoltata. Eppure costantemente ci rattristiamo nel guardare l’assertiva ribellione di madre natura che non può parlare con i suoi figli perché essi non sono disposti a mettersi in ascolto.”
D’Avola continua spiegando che le sue opere: “desiderano porsi come la rappresentazione di quel grido. Di quella voce, tanto chiara e manifesta, che può forse indicare una risolutiva Via per un futuro in cui l’attenzione alla natura può e deve essere diversa. Può e deve essere maggiore”.
Sarà inoltre presente un’installazione video della performance ideata dall’artista – e realizzata con il supporto del performer Simone Rottini – dal titolo Maschera d’argilla. “Nell’opera – afferma la curatrice, Nicoletta Biglietti – la maschera d’argilla diviene simbolo di unione primordiale tra l’uomo e la natura: nel momento in cui viene plasmata sul volto, infatti, essa non è più “semplice materia”, ma si fa vivo e terrestre respiro. Si fa sensibile e reale frammento fuso con la “carnalità” dell’uomo. E l’uomo, accogliendola, riscopre il suo legame ancestrale con il mondo che lo circonda, con la natura e con il paesaggio tutto, lasciandosi avvolgere da un abbraccio che non è solo fisico, ma introspettivo e spirituale”.
Infine sarà parte dell’allestimento anche un libro d’artista a cura di Sara D’Avola: il volume si compone di 184 pagine in cui testi poetici e prose si alternano a disegni e illustrazioni, il tutto stampato con la tecnica della Gum print – metodologia che si avvale di mezzi relativamente poveri, e dunque rispettosi dell’ambiente, permettendo poche riproduzioni caratterizzate da un effetto “sognante”.
Per avvicinare anche i più giovani alle tematiche della mostra si sono ideati dei momenti di riflessione, condivisione e “creazione” dal titolo Natura d’artista : durante il periodo di permanenza della mostra infatti sarà possibile per bambini e ragazzi partecipare a degli workshop durante i quali s’imparerà – con l’aiuto dell’artista e del dipartimento di didattica della Villa – a creare dei pigmenti naturali e a prendersi cura della natura, anche oltre i “limiti temporali” della mostra. Ogni giovane visitatore potrà infatti – al termine del laboratorio – portare a casa con sé una piccola parte di quella natura che anch’egli avrà contribuito a formare e che s’impegnerà, da quel momento in poi, a proteggere e a curare.
Per gli adulti sono stati invece ideati degli appuntamenti ad hoc. Si inizierà il 29 marzo dalle ore 10:30 alle 12:00 circa con una conferenza specialistica dal titolo L’Uomo e la Natura. Un binomio inscindibile; l’incontro, che si terrà nella galleria al piano nobile di Villa Medici, si porrà come obiettivo quello di diffondere una lettura profonda e trasversale del rapporto tra uomo e natura.
Tra i relatori, che interesseranno un dialogo aperto con l’artista, la curatrice e i presenti, il prof. Paolo Sacchini – vice direttore di Accademia SantaGiulia, già direttore della Collezione Paolo Sesto di Brescia, oltre a critico d’arte e docente all’Accademia di Belle Arti SantaGiulia, il dott. Bruno Barbieri – psicologo, psicoterapeuta e docente all’università degli Studi di Brescia, e infine il prof. Massimiliano Marano – docente anch’egli all’Accademia e membro della Società Italiana di Estetica e della Società Filosofica Italiana.
Per sabato 12 aprile dalle 15 alle 17 sarà invece possibile partecipare ad un laboratorio di arteterapia dal titolo Ricamo botanico. Arteterapia in natura realizzato dalla dott.ssa Sahra Rossi che, attraverso delle pratiche meditative e creative, intenderà celebrare la natura come fonte di ispirazione e come ponte verso una spiritualità condivisa.
Domenica 4 maggio dalle 9:30 alle 11 avrà luogo l’incontro olistico Forest bathing: con il supporto dell’operatrice Cristina Frigeri, i partecipanti – attraverso diverse suggestioni emotive, uditive e sensoriali – saranno guidati in un percorso di ricerca del proprio sé interiore.
È stato inoltre realizzato un catalogo che porta il titolo della mostra, il quale – con i contributi critici di Barbara Giorgis e Nicoletta Biglietti – intende dare una lettura storico-critica dell’opera di Sara D’Avola. Il volume, realizzato in carta certificata Fsc (Forest Stewardship Council) che garantisce la provenienza “responsabile” dei prodotti forestali e derivati, sarà presentato nelle prossime settimane a Villa Medici del Vascello.
La mostra è promossa dal Comune di San Giovanni in Croce, con il supporto di Invernizzi S.p.a, Allianz Agenzia Generale di Casalmaggiore, Auricchio S.p.a e con il patrocinio del gruppo Impresa e Cultura della Confcommercio di Cremona e l’ufficio stampa di Serena Cominetti.
Biografia dell’artista Sara D’Avola
Nata a Desio (MB) il 7 Agosto 1995, Sara D’Avola è attualmente residente a Milano. Dopo l’ottenimento del Diploma di I livello per la triennale di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera con lode, prosegue il suo percorso formativo alla Magistrale di Pittura, sempre nell’accademia meneghina, concludendolo con lode con menzione di merito. Con una poetica tesa ad indagare il Thánatos, l’Eros e la Psichè, Sara si muove tra l’ambito performativo, installativo e pittorico, rifuggendo dall’orizzonte divisivo delle arti per delineare, invece, una ricerca in cui il medium è “subalterno” alla potenza del messaggio comunicativo. Un messaggio attuale che – nelle sue differenti ma complementari “concretizzazioni” – pone il fruitore nella condizione di indagare dentro sé stesso prima, e il mondo che lo circonda poi. Un domandare domandosi che delinea il bisogno dell’uomo contemporaneo di comprendere la sua complessità. Quella delicata, flebile, ma necessaria complessità che lo accompagnerà per tutta la vita.
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