"Tra memoria e futuro", a Codogno
incontro a 5 anni dal Covid
Una mattinata per ricordare i duri mesi della pandemia da Covid, nella città dove tutto ebbe inizio. È stato titolato Tra memoria e futuro l’evento organizzato nella mattina di martedì dall’Asst di Lodi nel polo fieristico di Codogno, a pochi giorni dal quinto anniversario della scoperta del virus sul territorio italiano.
Era infatti il 20 febbraio 2020 quando, nell’ospedale della cittadina lodigiana a pochi chilometri dalla provincia di Cremona, fu diagnosticato il primo caso di Covid19 in Italia; ore concitate, a cui fece seguito l’ordinanza di chiusura totale da parte del sindaco (di allora e di oggi) Stefano Passerini.
Per ricordare questo importante anniversario, sono accorsi a Codogno diversi rappresentanti sanitari e politici; tra loro, anche il sindaco di Lodi, Andrea Fregato, il direttore generale Direzione Welfare di Regione Lombardia, Mario Melazzini, il direttore generale di Areu, Massimo Lombardo (all’epoca dei fatti a capo dell’ospedale di Lodi), il direttore generale Asst Lodi, Guido Grignaffini, l’assessore regionale Guido Bertolaso.
Dopo un saluto e una riflessione da parte del direttore generale dell’asst di Lodi, Guido Griffagni, sul palco si sono alternati ricordi e testimonianze delle sanitari e politiche locali e regionali.
Ad aprire la mattinata, il sentito racconto di Katiuscia Spinelli, infermiera dell’ospedale Maggiore di Lodi, impegnata nei reparti di emergenza e urgenza; ad accompagnare le sue parole, foto e video dei mesi pandemici e disegni fatti dai bambini di due scuole lodigiane durante il lockdown.
A seguire, le testimonianza di medici e infermieri, in prima linea nella guerra contro il coronavirus. “È stato un impegno importante” ha commentato Grazia Fugazza, infermiera dell’Asst di Lodi. Abbiamo dovuto reinventare tutto in poco più di due settimane. La parte psicologica ha influenzato molto: per i malati, in quei momenti, siamo diventati una famiglia; abbiamo imparato a parlare con loro con gli occhi. Questa è la forza della sanità: oltre i farmaci, la nostra arma migliore è l’umanità”.
“Quello che ci ha colpito, in quei giorni, è stata la paura dell’ignoto” conferma il medico del Pronto Soccorso di Lodi Piergiuseppe Ferrari. “Abbiamo dovuto rimettere tutto in discussione, ma alla fine ce l’abbiamo fatta”.
“Li hanno chiamati eroi, e gli infermieri lo sono” ha commentato Passerini. La lotta alla pandemia è iniziata la notte del 20 febbraio 2020, quando infermieri e medici hanno fatto un miracolo, salvando un ragazzo che non aveva la possibilità di sopravvivere. Non dimenticherò mai quella notte: tutti ci preoccupavamo di come affrontare un problema più grande di noi.
Poi la creazione della prima “zona rossa” e la chiusura di Codogno e dei paesi limitrofi. Abbiamo dato il massimo, anche con il prezioso aiuto di tanti volontari. Non c’era tempo, era un’onda di Tsunami che avrebbe potuto davvero sotterrare il nostro territorio, e non solo dal punto di vista sanitario.
Ringrazio chi ha supportato queste zone, compresa Regione Lombardia e la rete che si è venuta a creare. Penso che non si possa dimenticare quanto accaduto: sarebbe come perdere chi ci ha lasciato, un’altra volta”.
Infine è intervenuto l’assessore regionale Bertolaso. A seguire, minuto di silenzio in ricordo delle vittime di Covid. L’evento è poi ripreso con una tavola rotonda, con diversi ospiti di respiro regionale; tra loro Stefano Paglia, direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza Asst Lodi, Antonio Castelli, direttore Rianimazione Asst Fatebenefratelli-Sacco e
Stefano Merler, e Maurizio Bracchi, direttore Unità Organizzativa Progetti Speciali di Edilizia Sanitaria Regione Lombardia.
Al centro della discussione il futuro del settore socio sanitario in Regione e in Italia, partendo dalle lezioni imparate dai periodi pandemici.
dall’inviato Andrea Colla