Cultura

Bassa Piacentina, storie
di fantasmi in riva al Po

Tanto fertile quanto infestata, verrebbe da dire, parlando dei fatti che, da tempo, sembrano interessare quell’angolo di Emilia che si estende tra il Po, l’Arda e l’Ongina e guarda alla dirimpettaia Lombardia

In quella fertile e rigogliosa terra di fiume che si estende tra Monticelli d’Ongina, Castelvetro Piacentino e Villanova sull’Arda, si moltiplicano da tempo le voci, e le segnalazioni, circa misteriosi avvistamenti. Tanto fertile quanto infestata, verrebbe da dire, parlando dei fatti che, da tempo, sembrano interessare quell’angolo di Emilia che si estende tra il Po, l’Arda e l’Ongina e guarda alla dirimpettaia Lombardia.

Il caso più famoso è, senz’altro, quello riguardante la Rocca Pallavicino-Casali di Monticelli d’Ongina, uno dei più imponenti complessi fortificati della Pianura Padana. Qui, tra le antiche mura del maniero, stando a quanto da tempo viene riportato, si aggirerebbe lo spirito di una giovane donna, di nome Giuseppina, assassinata nel 1872 da Giuseppe Modesti. La colpa della giovane fu quella di aver rifiutato le avances dell’uomo che riuscì anche a sottrarsi alla pena capitale con una rocambolesca fuga dalle prigioni di Parma, finendo poi come ufficiale nell’esercito francese.

Secondo quanto si tramanda a Monticelli pare che, in non poche occasioni, dalla gente siano stati avvertiti lugubri lamenti provenire dalle mura della rocca. Lamenti che sono stati subito attribuiti alla ragazza brutalmente assassinata. Ad una manciata di chilometri da Monticelli d’Ongina, spiccano le segnalazioni, risalenti all’anno 2000, riguardanti l’abitato di Soarza di Villanova sull’Arda. Qui, nel 2000 appunto, un pensionato, di nome Egidio Cerioli, affermò di aver fotografato i fantasmi che, da 15 anni, si muovevano fra le mura della sua casa. Presenze a quanto pare nocive dato che l’uomo ebbe problemi alla vista, così come ebbero problemi analoghi le sue cagnette.

Le foto scattate farebbero emergere delle macchie biancastre (simili ai classici orbs). Il pensionato le ha sempre attribuite alla presenza di misteriose forze capaci di palesarsi di giorno e di notte. Nella poco distante Croce Santo Spirito di Castelvetro Piacentino, invece, all’alba, sarebbe stata più volte notata una misteriosa dama aggirarsi per i campi.

Da molti anni si parla poi di una chiesetta in riva al Po (ma la località non è mai stata resa nota) in cui ogni sera suonava un organo, da solo, per tutto il tempo del Rosario. Un fatto molto curioso che cessò in inverno per riprendere d’estate, a mezzanotte, con la luna piena, con l’organo che, tuttavia, suonò da morto. Si dice anche di un contadino che, di giorno, andando a lavorare accanto alla chiesetta, scomparve nel nulla. Allora la gente iniziò a pensare che l’edificio fosse stregato o invaso dal maligno, e così lo distrusse ricostruendolo al cimitero. Purtroppo, però, non è mai stata indicata la località.

Tra i fatti meno noti, ma da considerare di notevole interesse, spicca poi quello proveniente da San Giuliano Piacentino (altra frazione di Castelvetro) ed esattamente dalla chiesa, da tempo abbandonata, dedicata alla Madonna delle Spine. Stando ai racconti di alcuni residenti pare che, da molti anni, nelle notti di luna piena, si sia sentito più volte il richiamo di una civetta e, in quelle occasioni, più volte, dietro all’abside della chiesa sarebbe apparsa la figura di un vecchio con i capelli e la barba bianchi e lunghi.

Qualcuno lo definisce il “custode di un tesoro” sostenendo che a coloro che gli si avvicinavano incautamente, in più occasioni avrebbe chiesto acqua da bere. Se questo desiderio non veniva prontamente accolto, i malcapitati venivano sprofondati nella terra. Diversamente, i più fortunati che esaudivano la richiesta del vecchio, lo avrebbero poi potuto seguire e capire dove era nascosto il tesoro. C’è chi sostiene che quella fosse la figura di un abate, o forse di un prete che in passato aveva officiato all’interno dell’antica chiesa. Storie avvolte dal mistero, dalla leggenda e dalla sapienza popolare, che rendono ancora più affascinanti queste terre di fiume.

Paolo Panni – Eremita del Po

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