Treni, in ritardo di 50' il primo del mattino da Piadena: e c'è chi perde un'ora di lavoro...
Un ritardo che ha creato poi un effetto domino: il treno 20336 che doveva partire da Parma alle 6.22 per arrivare a Brescia alle 8.12 è partito, si pensi, 63 minuti dopo. Da ricordare poi come lo scorso 4 dicembre, lunedì, il treno delle 18.40 verso Casalmaggiore sia stato soppresso anche in quel caso con lieve preavviso.

CASALMAGGIORE – Qualcuno, giovedì mattina, è stato costretto a perdere un’ora di lavoro, a causa dei disservizi ferroviari a Casalmaggiore. Il racconto arriva da alcuni casalaschi che lavorano nelle prime fabbriche di Sacca, frazione di Colorno, dunque subito dopo il ponte. Operai che scelgono il treno per evitare giri “eterni” per arrivare dall’altra parte del fiume Po, in auto raggiungibile in poco più di 5 minuti ma non ovviamente col ponte chiuso.
Cosa è accaduto? Giovedì il primo treno del mattino, quelle delle 5.41 da Piadena, non è passato: i lavoratori, assieme ad altri pendolari, hanno atteso circa mezzora al freddo senza ricevere alcun avviso. Poi hanno deciso di organizzarsi e raggiungere Sacca in auto. Qualcuno è riuscito a timbrare alle 7, senza perdere dunque un solo minuto di lavoro, altri hanno dovuto mettere in conto di perdere un’ora di lavoro, per colpe non proprie. Alla fine il treno è giunto in stazione alle 6.30, con 50 minuti di ritardo, quando però qualcuno già aveva deciso di mettersi in proprio. Resta da capire come possa un treno che parte da Piadena (e non da Brescia, in quel caso specifico) accumulare 50 minuti di ritardo nello spazio di 15-20 km al massimo.
Un ritardo che ha creato poi un effetto domino: il treno 20336 che doveva partire da Parma alle 6.22 per arrivare a Brescia alle 8.12 è partito, si pensi, 63 minuti dopo. Da ricordare poi come lo scorso 4 dicembre, lunedì, il treno delle 18.40 verso Casalmaggiore sia stato soppresso anche in quel caso con lieve preavviso: molti – riportano alcuni pendolari su Facebook – sono tornati a casa passando dal ponte a piedi… E non è la prima volta.
Giovanni Gardani