Buenos Aires tra festa
e guerriglia: un casalese
testimone diretto

Nella foto un momento della notte argentina e Roberto Adorni davanti all’obelisco
BUENOS AIRES – La festa e la guerriglia: i due volti di una sconfitta e di una notte che Buenos Aires comunque non dimenticherà mai. Tra i testimoni di una serata da ricordare perché in grado di trascendere il semplice evento sportivo, la finale dei Mondiali in Brasile con l’Argentina protagonista (anche se sconfitta dalla Germania ai supplementari), anche un casalese, Roberto Adorni, arrivato proprio domenica mattina (ora sudamericana) per una vacanza con la figlia Anna, che nella capitale argentina ha già trascorso un anno per motivi di studio.
Due facce della medaglia, come detto, il bello e il brutto del calcio e di ciò che sta attorno ad esso. Ma Roberto preferisce ricordare la parte migliore. “Il clima era festoso” racconta “era emozionante e commovente vedere quell’ondata di persone tutte vestite di bianco e celeste ringraziare comunque la loro Nazionale. Dalle 16, orario di inizio della partita, un’intera metropoli era animata da canti, tamburi, cori, trombette, clacson. Ma il bello è che questa situazione è proseguita anche dopo la sconfitta. Era come se avessero vinto”.
Poi, attorno alle 21 ora locale (in Italia erano le 2 di lunedì, dunque all’incirca due ore dopo la fine della partita) la situazione è degenerata. “Mia figlia ed io eravamo appena rientrati in hotel che peraltro si trova davanti alla Plaza de la Repubblica, dove sorge l’obelisco e dove gli scontri sono avvenuti. Ci hanno vivamente sconsigliato di uscire ma non ne avevamo intenzione: abbiamo visto scene di guerriglia urbana dalla vetrata dell’hotel, cariche della polizia in moto, vandali che spaccavano tutto e lanciavano qualsiasi cosa. Ma non ne faccio una colpa al popolo argentino. Anzi… Si è trattato di 500 delinquenti che hanno rovinato la festa di milioni di persone al di là della sconfitta in finale. Per questo non ho scattato foto, anche perché c’era troppa violenza: gente esanime a terra, polizia in assetto antisommossa. Se non altro questa gente ha preso un po’ di legnate e avrà tempo di riflettere su quanto ha fatto al fresco. Qui la polizia non scherza”.
Vedere le scene live davanti, trasmesse anche alle spalle dalla tv dell’albergo è stato particolare e strano. “Ma, ribadisco, preferisco parlare del clima positivo del match: la città era bloccata, abbiamo provato a guardare la partita da un maxischermo posto su una collinetta, ma diventava pericoloso. C’era gente che spingeva ovunque, spesso ubriaca e questo aspetto non era molto rassicurante. Abbiamo ripiegato in un pub e lì è andato tutto meravigliosamente: era entusiasmante vedere l’attaccamento dei ragazzi presenti ai loro colori. Quando ha segnato Higuain, pochi hanno capito che il gol era stato annullato: sembrava venisse giù la sala. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se avessero vinto”.
Giovanni Gardani
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