Distretto bio Oglio
Po, Torchio scioglie
gli indugi: “Si farà”

“Le varie modalità le sceglieremo poi: intanto è importante partire. Sì, il distretto biologico dell’Oglio Po si farà”: a parlare è Giuseppe Torchio, presidente del Gal Oglio Po che ha preso parte a tutti e tre gli incontri preliminari alla presentazione del progetto in Regione Lombardia, dunque anche a quello di mercoledì in sala consiliare a Casalmaggiore.
Con lui tanti sindaci o assessori e tanti comuni rappresentati (Casalmaggiore, Piadena, Spineda, San Martino del Lago, Marcaria, Scandolara, Viadana), oltre che parecchi imprenditori agricoli, che al biologico hanno creduto da subito, prima che diventasse una moda più diffusa anzi, meglio ancora, uno stile di produzione. La dottoressa Giuseppina Botti ha illustrato concetti molto concreti, perché, come ha suggerito a Viadana l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava, ora è tempo di fare seguire i fatti alle parole. “Dobbiamo chiederci” ha spiegato Botti “qualche tipo di distretto porta più possibilità economiche al territorio. Dobbiamo cioè comprendere quale forma di distretto debba essere proposta alla Regione”.
La fase di accreditamento, la cui scadenza è fissata il 31 dicembre 2013, oppure, in seconda battuta, il 31 maggio 2014, prevede infatti parecchi dettagli e nessuno di questi può essere trascurato, pena l’annullamento della domanda. “Vanno indicati gli scopi, la durata, il ruolo, la società entro la quale il distretto andrà a prendere forma, gli impegni di ciascun ente e l’individuazione del comune capofila da indicare alla Regione”.
Non solo. Fondamentale la differenza tra il distretto rurale, quello agro-alimentare e quello di filiera. Molto probabilmente si sceglierà la prima forma, che più delle altre prevede una partnership con università o studi di ricerca, entro parametri precisi indicati dal Pirellone, perché sviluppo e ricerca del biologico guardino al futuro e non si fermino. Non solo: il modello rurale impone un’interconnessione anche tra aziende agricole e tra settore primario, ma anche secondario e terziario e soprattutto tiene conto della naturale vocazione del territorio. Il distretto di filiera, che è la seconda forma che potrebbe essere presa in considerazione, è invece tipica della Regione Lombardia, tanto è vero che non viene certificata nelle linee guide a livello nazionale. Alcuni agricoltori hanno suggerito di chiedere informazione ai distretti già presenti, in tempi brevissimi. Ma, in chiosa, vale per tutti la promessa di Torchio: “Il distretto bio dell’Oglio Po si farà”. Le modalità verranno poi decise; la vera notizia è quella uscita dalla bocca dell’ex presidente della Provincia di Cremona.
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